Figli e videogames: stabiliamo le regole del gioco

Come aiutare i nostri figli a divertirsi, evitando che contraggano disturbi da dipendenza.

 

I videogiochi fanno male?

 

In molti sostengono che i videogiochi nelle mani dei ragazzini sono pericolosi. Gli studi che supportano questa convinzione — basati su dati statistici di respiro internazionale — sono numerosissimi e, in qualche caso, così definitivi e inappellabili da aver spinto aziende produttrici, istituzioni e addirittura governi a indagini opposte, indirizzate cioè a stabilire se in qualche modo i videogiochi, o almeno alcuni di essi, possano fare anche bene.

 

La parola fine non è ancora stata scritta, ma un dato è innegabile: i giochi alla consolle sono divertenti, producono emozioni elettrizzanti e senso di appagamento, e, soprattutto, ai nostri figli piacciono da impazzire. Aiutiamoli dunque a divertirsi senza incorrere in pericoli.

 

Rischi per la psiche e per il comportamento

 

Un primo allarme riguarda l’attitudine comportamentale. Ore e ore trascorse da soli davanti al video possono indurre sindromi da isolamento sociale, anticamera di carenze affettive e disagi psicologici anche molto profondi.

 

Altrettanto pericolosi sono gli eccessi di aggressività, che possono manifestarsi in modo sporadico o continuato.

 

 

Gli studi hanno poi individuato un “nuovo” disturbo psicologico, chiamato internet gaming disorder, che spinge al gioco compulsivo e porta il giovane fino ai limiti in cui anche i bisogni più basilari sono trascurati.

 

Allarmi per la salute fisica

 

Il rischio è quello di sviluppare una vera dipendenza: “i ragazzini se non giocano si sentono nervosi e irrequieti e per sentirsi meglio devono aumentare la dose quotidiana”. Ne è convinta Katherine Morrison, pediatra ed endocrinologa della McMaster University dell’Ontario, in Canada, la quale studiando un gruppo di ragazzi dai 10 ai 17 anni è arrivata a conclusioni ancora più preoccupanti: “quanto più crescono le ore passate alla consolle, tanto più aumentano i disturbi del sonno e salgono la pressione arteriosa, il colesterolo, i trigliceridi e la resistenza all’insulina”, con il rischio di contrarre malattie cardiache e metaboliche, diabete e ipercolesterolemia in giovanissima età.

 

La mancanza di movimento

 

Al di là della prova scientifica, è chiaro a tutti che se un ragazzino passa dalla scrivania dove studia alla poltrona dove gioca, assume un atteggiamento assai simile a quello di un adulto o, peggio, di un anziano molto sedentario, e può andare incontro ai problemi legati all’inattività e all’obesità. La mancanza di movimento dunque va a iscriversi di diritto tra i cattivi comportamenti indotti dalla sbornia da videogiochi.

 

Prevenzione in 6 mosse

 

Tenuto conto di tutte queste considerazioni, che cosa fare per consentire ai nostri figli di divertirsi senza “farsi” male?

 

1. Innanzitutto non criminalizzare i videogame, ma stimolarne un uso buono per un numero limitato di ore settimanali;

 

2. sostenere i videogiochi di squadra, che aiutano a sviluppare le capacità coordinative e la fiducia con altri giocatori, evitando ogni forma di isolamento;

3. prestare attenzione a eventuali disturbi del sonno, irritabilità, difficoltà scolastiche, tendenza a trascurare sport, hobby, amicizie, perché sono tutti segni di dipendenza;

4. se nostro figlio porta gli occhiali, sottoporne le lenti a un trattamento anti luce blu, per evitare arrossamenti e secchezza oculare, o problemi più gravi sul lungo periodo;

5. favorire gli exergames, cioè quelli in cui si mimano sport e gare di ballo, che coniugano divertimento e dinamismo;

6. giocare insieme ai nostri figli perché anche il videogame, come qualsiasi altro gioco, unisce le generazioni e rinforza i legami.

 

 

Ci sembra quest’ultimo uno dei modi migliori di prenderci cura dei nostri ragazzi, vigilando sul loro tempo libero ma al tempo stesso condividendone le scelte e i contenuti. Potremmo persino divertirci.

 

 

 

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