La fotografia attraverso gli occhi Sebastião Salgado

Dal più grande fotografo documentarista del nostro tempo, la pura bellezza in bianco e nero del Pianeta Terra e di chi lo abita.

 

L’invenzione della fotografia stupì gli uomini. Si parlò di “forme riprodotte dalla luce” e di “matita della natura”, come se il processo fotografico fosse solo un tramite attraverso il quale la realtà riproduce se stessa. In effetti, il mondo delle immagini fu rivoluzionato dal nuovo mezzo espressivo perché per la prima volta si stabiliva un rapporto diretto tra il soggetto e l’immagine stessa, senza il filtro dell’interpretazione umana, e cioè dell’artista che fino a quel momento si era assunto il compito di ritrarre la realtà.

 

Ebbene, Sebastião Salgado riesce a smontare del tutto questa convinzione: con le sue fotografie vediamo il mondo con i suoi occhi e percepiamo le sue emozioni.

 

La “necessità” di documentare

 

L’intenzione di “trasferire” ciò che prova è in Salgado tutt’altro che casuale, anzi rientra nei suoi obiettivi dichiarati. Ha scritto, infatti: “secondo me una fotografia è riuscita quando riesce a riprodurre e a trasmettere le emozioni che ho provato mentre scattavo.”

 

Quando assistiamo in diretta a uno spettacolo della natura o un’azione umana, non ci limitiamo a vedere, ma sentiamo i profumi, ascoltiamo i rumori… La “scena” si svela davanti a noi con tutto il suo potenziale, unico e irripetibile, ed è quello che il grande fotografo sa cogliere e restituirci in tutta la sua complessità, rendendoci partecipi dell’evento cui lui solo ha assistito.

 

Sebastião Ribeiro Salgado, ex economista e grande viaggiatore, a partire dagli anni Settanta del Novecento ha ritratto molti dei principali conflitti della storia recente, ma la sua opera più famosa resta probabilmente La mano dell’uomo, un colossale progetto sulla fine della manodopera industriale, realizzato in 6 anni attraverso 26 paesi.

 

Per questo capolavoro è stato accusato di avere ritratto i dannati della terra sotto una luce “troppo bella”. Ha risposto che una brutta foto non renderebbe un servizio migliore alla causa dei deboli e che comunque lui non è spinto dall’idea di “fare foto belle, ma da un senso di responsabilità: io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi”.

 

La Terra come risorsa da conoscere e raccontare

 

 

A metà degli anni Novanta, profondamente toccato dalla crudezza del genocidio in Ruanda, Salgado è tentato dall’idea di smettere per sempre e decide di dedicarsi a un grande progetto ambientale presso l’hacienda di famiglia in Brasile. In questo modo in realtà comincia a volgere il proprio sguardo di fotografo al pianeta Terra, avviando nel 2003 un nuovo, lunghissimo progetto presentato nel 2016 e intitolato Genesi, frutto di 8 anni di lavoro e oltre 30 reportage. Ne sono protagonisti mondi in cui natura, animali ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente: dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino alle montagne del Cile e della Siberia. Un omaggio colossale al nostro pianeta in cui l’uomo compare “in ciò che era all’origine, cioè immerso nella natura”.

 

 

La grandezza del bianco e nero

 

Per quanto Salgado possa essere stato emotivamente coinvolto dalla scena nel momento in cui la stava ritraendo, le sue foto risultano sempre distaccate, intellegibili, obiettive, eppure, o forse per questo, profondamente toccanti per chi le guarda.

 

Molto di questo è dovuto alla scelta del bianco e nero. “Nelle fotografie a colori c’è già tutto” sostiene ancora l’artista. “Una foto in bianco e nero invece è come un’illustrazione parziale della realtà. Chi la guarda, deve ricostruirla attraverso la propria memoria che è sempre a colori, assimilandola a poco a poco.” La nostra visione di una foto in bianco e nero dunque non è mai passiva. Interagiamo con essa e ricostruiamo dentro di noi la realtà da cui è nata, facendola nostra, molto di più che se fosse a colori. Per questo vi invitiamo caldamente a non perdere una mostra di Sebastião Salgado, se ne avete l’occasione, o almeno di guardare un suo catalogo. È come compiere un magnifico “viaggio” nei cinque continenti: li vedrete con i suoi occhi, ma li conoscerete con le vostre emozioni.

 

 

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